Posts Tagged ‘crnamacka’

pigeons & dragons

adesso non facciamo a
chi c’ha il gatto più grosso
effe

una volta la nerogatto mi ha trascinato in casa un drago di komodo. ora lo usa come grattatoio.

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the catcher in the yard

oggi ho visto il primo pettirosso dell’anno.
me l’ha portato la nerogatto.

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moto snowniano

la nerogatto sta impazzendo, i suoi occhi seguono ogni singolo fiocco.
le ho fatto un gattodineve ma non ha apprezzato.

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elettrogatto®

zoom in

elettrogatto® non perde pelo, non sporca, non arrota gli artigli sul dorso dei libri. non lo sorprenderete a lappare nel lavello o nel bidet, non sventrerà il pacchetto delle gocciole extradark. mai più irsuti conati, eruzioni della lettiera e bassorilievi sulle poltrone.
il manto è disponibile in 15 colorazioni differenti e combinabili, nei modelli raso, medio e fluente.
la libreria sonora include 32 miagolii di base – compreso il filtro antispam basato su tecnologia soffio&reg – e altri ancora possono essere scaricati da internet. un comodo timer consente di impostare la simpatica sveglia o la fascia oraria di sonorizzazione.
con il tasto mode potete agevolmente selezionare il carattere di elettrogatto® nelle modalità territoriale (sono previsti i pezzi di ricambio), marzapane e fermaporte. il tasto function vi consente di impostare in modo semplice ed intuitivo le seguenti funzioni avanzate di elettrogatto®:

  • purr
    emette un piacevole ronzio (frequenza 100hz), accoppiabile alla rilassante opzione massaggiante felivibration
  • thermos
    diffonde un gradevole tepore, a temperatura costante e regolabile con l’apposito termostato (30-40°C)
  • pluck & play
    per stupire gli ospiti o in caso di noia esegue balzi, contorsioni, figure acrobatiche e altri simpatici giochi con nastri, palline e oggetti vari.
  • standby
    una funzione indispensabile, programmabile secondo le vostre esigenze.

elettrogatto® non necessita di alcun cavo di alimentazione: in modalità standby le batterie durano fino a 24h e sono ricaricabili per mezzo di un ecologico pannello fotovoltaico.
la garanzia ha una durata limitata a 2 anni e prevede la copertura da eventuali difetti di fabbricazione del prodotto o dei suoi componenti ma non da danni derivanti dall’utilizzo dello stesso. nella garanzia non sono compresi danni a cose, animali o persone.

attenzione: non esporre in ambiente umido o porre a contatto con acqua e altri liquidi; l’applicazione di carezze in senso contrario al verso naturale della pelliccia sintetica può provocare scintille e autocombustione.

quasiquasi piazzo behemot in cortile con i suoi amichetti e per natale mi regalo elettrogatto®.

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quark attack

i like to think that the moon is there
even if I am not looking at it
albert einstein

oggi vi propongo un semplice esperimento di meccanica quantistica, immaginato da erwin schrödinger nel 1935.
procuratevi gli ingredienti:

– una scatola in materiale non trasparente
– un martello
– un contatore geiger
– una fiala di vetro contenente acido cianidrico
– sostanza radioattiva q.b.
– un gatto

rivolgetevi al vostro musulmano di fiducia: potrete così scegliere tra il più vasto assortimento di bombesporche in commercio. in caso di difficoltà nel reperire il materiale radioattivo, provate qui.

  • assemblate l’elementare dispositivo rappresentato nello schema e collocatelo nella scatola
  • afferrate delicatamente ma con decisione il gatto e riponetelo, assieme alla sostanza radioattiva, all’interno del contenitore. essendo i gatti notoriamente riluttanti a sacrificarsi per la scienza, è preferibile avvalersi di un persiano – sarà sufficiente spostarlo dalla sedia alla scatola.
  • chiudete ermeticamente il contenitore

dalí atomicusuna sostanza radioattiva decade con una certa probabilità in un arco di tempo definito (si immagini per comodità il 50% entro un’ora), ossia un suo atomo diviene più stabile con l’emissione di particelle subatomiche. nella fisica quantistica un oggetto non è descritto direttamente tramite le sue proprietà, ma associandovi un ente matematico (vettore di stato) che consente di calcolare il valore ottenibile – con una determinata probabilità – dalla misura di una sua variabile. lo stato di una particella è dato dalla sovrapposizione dei suoi futuri possibili, ciascuno pesato secondo la propria probabilità, espressa da una funzione d’onda, combinazione lineare dei suoi stati possibili: il nostro atomo sarà sia decaduto sia integro, non o intatto o decaduto. se ne deduce quindi che anche il gatto sarà in uno stato sospeso di vita e di morte. solo dopo un’ora, quando apriremo la scatola, la funzione d’onda associata al sistema gatto collasserà in un solo, preciso stato e conosceremo il destino del felino. come se un essere senziente potesse definire con l’osservazione diretta una realtà altrimenti indefinita.
l’intenzione di schrödinger era evidenziare come l’interpretazione classica della meccanica quantistica fosse ancora incompleta e non definitiva, ma pose anche un importante interrogativo: che cosa fa collassare la funzione d’onda e costringe il sistema a scegliere? il collasso è sintomo di un cambiamento nello stato o nella conoscenza che noi abbiamo del sistema?
un’eventuale dicotomia tra mondo microscopico e macroscopico, retti da leggi differenti, urta il forte senso estetico dei fisici, alla perenne ricerca di una visione unitaria dei fenomeni.
forse è necessaria una mente umana perché il resto dell’universo possa esistere e non rimanere in eterno nel limbo delle possibilità. la realtà è il contenuto della nostra coscienza, secondo eugene wigner.
forse il campo gravitazionale rende immune dalle leggi quantistiche il grande, che deforma lo spazio-tempo e causa un collasso spontaneo del sistema in una precisa possibilità inglobando il piccolo, che diviene parte di un sistema classico e quindi misurabile.
forse è il principio di decoerenza a determinare il destino del gatto. un oggetto microscopico – mai perfettamente isolato – interagisce con l’ambiente, che ne distrugge la coerenza ed evita la sovrapposizione di stati macroscopicamente distinti. un corpo è costituito da un elevatissimo numero di particelle elementari che interagiscono fra loro e su cui agisce una selezione darwiniana: le diverse possibilità collassano nello stato che più si adatta all’ambiente circostante. altrimenti il mondo sarebbe popolato da gatti quantici.

ma forse non avviene alcun collasso e alle molteplici combinazioni di stati possibili corrispondono altrettanti universi possibili, paralleli e incomunicabili fra loro, come questo.

puoi uscire, behemot, stavo solo scherzando. sono io, dentro la scatola.
resta qui, ché mi servi per l’esperimento del gatto imburrato.

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la piccola pescheria degli orrori

oggi la nerogatto si è tenuta alla larga.

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hitdog

a door is what
a dog is perpetually
on the wrong side of
ogden nash

e otto. la caparbia idiozia di quel cane non finisce di stupirmi. da otto giorni, quando passo davanti all’agenzia casemaiviste, il lustro cotechino dalle orecchie pendule si scaglia instancabile contro la vetrina.
la prima volta, facendo due passi, mi ero soffermato a curiosare tra gli annunci e le planimetrie colorate. la nerogatto mi lucidava le caviglie e gnaulava, esortandomi a proseguire. l’ufficio era arredato secondo i precetti della monochromentropy: scrivania, poltroncina, imac, fax, stampante, faretti, mensole e raccoglitori in ordine sparso e arancione su 40 metriquadri. un corpo estraneo – tailleur, foulard e occhiali blucobalto – sedeva imbalsamato alla scrivania. la mummia, notata la mia presenza, inarca voluttuosa la schiena, si massaggia indolente la nuca, sboccia in un sorriso invitante, finge leziosa di rispondere al telefono. un inaspettato, violentissimo tonfo mi scuote e d’istinto mi allontano dalla vetrina: un bassotto si è schiantato contro il vetro come un moscerino sul parabrezza. latra furiosamente, lo intuisco dal labiale. di behemot nessuna traccia, evaporata nell’aria.
da allora passo davanti all’agenzia ogni giorno, spesso scortato dalla nerogatto che addirittura mi precede. sistematicamente il bassotto verifica le controverse ipotesi circa l’impenetrabilità dei solidi: si stampa sul vetro, ricade sul dorso, si rialza con una rapida torsione, sbraita. ora la tizia non tenta più di sedurmi e mi fissa sempre con sguardo carico d’odio. la stronza intelligenza del felino ha prevalso sull’istinto: a poco a poco la nerogatto ha zampettato sempre più vicino alla vetrina, arrivando a strofinarvi il fianco. ieri, delusa dall’insolita apatia del cretino, behemot si è appoggiata al vetro, resa cieca dai riflessi, sino a scatenare la furia canina. poi è fuggita, trillando felice come solo i gatti sanno fare. ama il brivido, la scema.
sfotti pure, nerogatto: un giorno quella porta sarà aperta.

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i segni del tempo

un miagolio basso, rauco, continuo. come un rantolo.
sorprendo la nerogatto sullo schienale del divano, vibrante come un diapason. seguo la direzione indicata dal suo muso appuntito fino ai ripiani della liberia, dove scorgo zorba il geco, stampato sul dorso di un libro. behemot trattiene la preda con lo sguardo, comprime e assesta un muscolo alla volta, studia traiettorie impossibili. i calcoli sono tutti sbagliati, le dico, puoi solo schiantarti. tento di dissuaderla, premendole una mano sul fianco, ma il suo ruggito soffiato è più convincente e mi allontano io. la raffica d’avvertimento, una rapida scarica di mollette da bucato, la induce a desistere ma la nerogatto, scivolando silenziosamente fuori dalla stanza, mi lancia un ultimo inequivocabile sguardo: non finisce qui.
zorba appare smagrito. forse per il lungo letargo, forse per la sauna, forse è un altro geco. avrei dovuto marcarlo con un pennarello, per distinguerlo dai suoi simili.
getto uno sguardo fuori dalla finestra. solo in caso di brutto tempo zorba si rifugiava tra i libri, altrimenti era solito ornare la parete sud, tra la finestra e la stampa di andreapazienza. e ripensandoci, mentre rincasavo non ho notato l’onnipresente e marmoreo gatto su pilastro [anonimo, 2006]. brutto segno.
guardo il cielo, e già sembra più grigio.

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non agitare prima dell'uso

i don’t want to be buried
in a pet sematary
pet sematary – ramones

a roma, al centro cefalee infantili dell’ospedale san carlo di nancy, da oltre 3 anni viene applicata la pet therapy. i risultati soddisfacenti hanno indotto ulteriori sviluppi nella sperimentazione, coinvolgendo anche soggetti adulti affetti da cefalee, disagio psichico, autismo. circa un anno fa è stata allestita, all’interno di uno steccato ricavato tra i reparti, una fattoria: un giardino con stalla, voliera e gabbie. sono ospitati una decina di conigli, due pecorelle, una capretta, due pony, 50 canarini, due grandi cani, alcuni gatti, una tartaruga in asilo politico.
dai primi studi, nonostante il numero limitato di pazienti non consenta statistiche, emerge che le sedute portano ad una drastica riduzione dei farmaci, come pure la diminuzione di frequenza e durata degli attacchi di cefalea.
gli animali sono scelti secondo le loro peculiarità: roditori per problemi psicologici e mentali, ovini per le emicranie, equini per disturbi motori, felini e cani come bassa zampavalanza. è stato verificato mediante elettroencefalogrammi come le fusa del gatto producano benefici effetti a livello cerebrale; il maiale grigliato, invece, sembra stimolare la socializzazione.
gli animali più adatti sono mansueti, rassicuranti, con una folta pelliccia in cui affondare le mani – sconsigliati i grizzly – ricavandone un grande senso di rilassatezza. coinvolto nel progetto anche il cantautore luciodalla, volontario e testimonial dell’iniziativa.
interessante. mentre approfondisco l’argomento, noto con la coda dell’occhio la nerogatto che si allontana furtiva con la mia flashpen tra le fauci. sarà il pelocorto ma behemot è il pet meno indicato: la sua presenza è fonte di agitazione, nervosismo, ansia, boli di pelo, carestia e disastri. non l’ho scelta io, mi ha scelto lei: avrei preferito un bradipo, concilia l’indolenza. per la piccolakrukka un pesce rosso, l’ideale per la logorrea compulsiva.

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tirar sarde

it’s okay to eat fish because
they don’t have any feelings
kurt cobain

la primavera sembra mantenere salda la rotta, ora, e approffittando della finestra sempre aperta la nerogatto scorazza tra casa e cortile, via ciliegio. dopo il lungo inverno è comparso ancora il tigrato: i due si frequentano ancora, anche se behemot sembra aver respinto ogni proposta riproduttiva. il tintinnante spasimante si è prima annunciato con teneri doni sul davanzale, forse intimorito dalle ronde notturne di gattoguercio, il compagno di scorrerie – e merende – di behemot. ogni mattina il tigrato ci faceva trovare un pensiero: un topolino, una minuscola pigna, una lucertola priva di coda, una cordicella, un tappo di sughero, un grillo, un calzino lacerato. gli animaletti presentavano spesso chiari segni di avanzata decomposizione: è probabile che il collare salvavitabeghelli – per gli altri, si intende – gli impedisca di catturare una preda viva. quel povero gatto si è adattato ad una vita da sciacallo, alla ricerca di carogne.
ora invece il tigrato si presenta direttamente alla finestra, preceduto dall’irritante campanellino, nemmeno fosse un lebbroso. al primo lontano tintinnio, la nerogatto salta sul davanzale per attenderlo, si strofinano l’uno contro l’altra girando in tondo – rischiando di precipitare – per poi andare a limonare altrove. ho visto behemot condividere una lucertola da lei catturata, agonizzante ma viva: al fidanzatino non sembrava vero di poter giocare a hockey con una vera preda.
ieri il pescivendolo mi ha regalato un cartoccio di sardoni. tornato a casa, ho scorto il tigrato nel giardino e ne ho tirato un paio nelle sue vicinanze. i sardoni sono rimbalzati sull’erba inseguiti dal lebbroso, che mai avevo visto così eccitato: muovono! acchiappo e muovono! omopesci e muovono acchiappo!
non l’avessi fatto: la vicina di casa ha rovesciato in cortile un secchio d’acqua, facendo schizzare il tigrato lungo il muro di cinta per almeno due giri prima che riuscisse ad infilare il pertugio sul fondo. no se tira sardoni in giardin! ha strepitato la vipera, mentre il suo cotequiño si scatenava con alti latrati.
le rigo il cane, le rigo.

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