Posts Tagged ‘onirama’

la commedia dell'arte

tutti cercan di fare quello che fanno gli altri.
una volta correva l’acquavite, adesso è in voga lo spritz
la bottega del caffè – carlo goldoni

(ansa) – roma, 17 feb

a margine del festival di sanremo, il ministro delle politiche agricole luca zaia commenta la prima serata e si rammarica per la coppa di champagne: ‘con tutto il rispetto per l’artista, avrei preferito si promuovesse un prodotto italiano come il prosecco, noto in tutto il mondo’.

rinnoviamo il burlesque.

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spurgo

alla fine lo aveva trovato.
col cuore in gola e il fiato corto aveva aggirato la macchia del cinghio e seguito l’argine del limaccio, per poi scivolare lungo la breve china umida e tagliare il campo dove si levavano i monconi spettrali del granoturco. tutto come nella mappa del bambino, studiata a memoria ché al buio come fai? ora polento lenta, si arrabbiò la bambina, le scarpe appesantite dal fango. il vestitino sembrava pulito.
tese l’orecchio, fece decantare il frinire dei grilli, ma udì solo un latrato lontano. raschiò le suole infangate contro il tronco del fico, dove la rete cedeva in una sacca floscia. un brivido gelido e bagnato serpeggiò lungo la schiena. era tesa, non aveva paura.
adesso si trovava oltre l’orto del matto, il guardiano del luogo. si addentrò con prudenza nel recinto. arricciò il naso all’odore acre e disgustoso. c’è una puzza schifosa perché l’aria è velenosa, l’aveva avvisata il bambino, ma io conosco un trucco. aveva raccolto per lei foglie di salvia, citronella e menta, strofinate a lungo sul fazzoletto umido che ora lei premeva sulle narici. il terreno era rischiarato appena dalla luna. uno scintillio la fece sussultare, così rapido da non spaventarla nemmeno. forse un gatto.
urtò il legno con il piede e seppe di essere arrivata. non somigliava proprio a quello delle fiabe: non c’erano rustiche pietre granulose o un arco elegante dalle volute in ferro battuto, ornato dai tralci. il custode era pazzo ma furbo, nessuno doveva sospettare una presenza così preziosa. questa non è una favola, pensò la bambina, è una prova. si inginocchiò e con lentezza scostò le tavole. il fetore la investì improvviso e sentì il vuoto spalancarsi tra gli occhi. temette di perdere i sensi. affondò le dita nelle cosce magre finché il dolore la sferzò, destandola.
guardò in basso, un brandello di luna in una notte liquida.
in precario equilibrio sulle ginocchia, premendo con una mano il fazzoletto sul viso, frugò nella busta di stoffa a tracolla. strinse il primo e ne saggiò la consistenza flessuosa. lo estrasse, con lentezza. funziona! aveva assicurato il bambino, il mio cane è guarito. fece cadere nella fessura un sentimento alla volta, quasi non sentì i tonfi leggeri.
si levò con uno scatto e volò oltre la rete, inciampando, si rialzò e riprese a correre. la gambe graffiate dolevano fino alle lacrime ma sorrideva, ora che tutto era a posto. il sole non era ancora sorto e i grandi si sarebbero svegliati molto tardi, dopo la grande festa.

l’uomo imprecò. non c’erano dubbi, si era ancora una volta bloccata la pompa ad immersione. ora bisognava toglierla, pulirla e capire perché si era inceppata. i soliti imbecilli, sicuro. intrecciano stupide ghirlande di rami foglie bacche, poi le gettano nel mio pozzo nero.

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la fiera del veronal®

i like trying to get pregnant.
i’m not so sure about childbirth.
george eliot

benedetto in sedicesimo, in visita pastorale al convegno ecclesiale di verona, ha reagito con molta durezza all’introduzione dell’analgesi epidurale tra i livelli essenziali di assistenza. in genesi 3e16 è scritto multiplicabo aerumnas tuas et conceptus tuos. in dolore paries filios! ha tuonato papa ratzinger, la chiesa dice no! a forme deboli e deviate di concepimento.

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suffragio particolare

i senatori a vita non possono votare in quanto non eletti dal popolo, i connazionali residenti all’estero non godono del diritto di voto perché non pagano le tasse allo stato italiano, gli elettori del centrosinistra non sono in grado di votare per manifesta coglioneria.
si è elettori per diritto divino e il suffragio – parlamentare, popolare o demoscopico per l’elezione di missitalia – è subordinato alla licenza papale.
l’attuale pontefice – espressione di un voto illegittimo del conclave – è dichiarato pertanto decaduto e la carica vacante sarà retta ad interim da silvioberlusconi, ordinato papa con il nome di broglio primo. di imminente pubblicazione l’enciclica in media set virtus.

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chicken out of chicken

il rischio di pandemia induce l’oms a scoraggiare comportamenti alimentari pericolosi. nel mirino perfino l’anatra leccata – soprattutto se rinvenuta morta ai margini di un fosso. la wacs lancia un grido d’allarme, nel timore che in via precauzionale siano bandite altre rinomate pietanze della cucina internazionale:

– paventa e osei
– cailles en sarcophage
– pollo al tarry
– anatra al calvario
– cappone marcito

l’avevo detto, io. sono stato profetico. ora la nerogatto è sottoposta ad un rigido regime di quarantena. il gradimento per la misura cautelativa è stato espresso da provocatorie minzioni nei luoghi più impensati, dallo scolapasta ai tovaglioli di carta. a nulla sono valse le mie assicurazioni che l’inizio della quaresima è solo una coincidenza.

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calabroleso

due tavolini, un bancone e un ventre avvolti da una luce pastosa e gialla.
una grappa, per favore. il viso emerge dalla penombra e mi fissa per qualche secondo, mentre le mani asciugano un bicchiere opaco come l’ouzo. non capisco se usi un canovaccio o un vecchio calzino. che grappa, ribatte seccato. sgrana un rosario di cannella, asperula, ruta, melaverde, noci, corteccia, ginepro, genziana, ortica, fragola, picolit, torrone, menta, santoreggia, tiglio, salvia, cozze, arancia, ciliegie, amarone, cipolla, lampone, sauvignon. esito, stordito. poi ordino la sola rimasta impigliata alle mie reti neuronali: grappa aromatizzata al peperoncino grazie, scandisco. si serva pure, e con un cenno del gomito indica una mensola polverosa alla mia destra, irta di bottiglie. sono in ordine alfabetico, precisa compiaciuto. miele, mirtillo, mirto, ortica… eccola. l’uomo riprende ad asciugare il bicchiere, frenetico.
avrei dovuto insospettirmi per l’etichetta recante un teschio con due peperoncini incrociati, come pure per l’intenso giallo paglierino del distillato o per il ghigno appena trattenuto dell’uomo che smeriglia bicchieri. rimuovo il tappo, ed è come aprire il vaso di pandora. non posso più tirarmi indietro: oltre la cortina di lacrime riesco ancora ad intravedere lo sguardo di sfida dell’uomo. ostento disinvoltura, e con un colpo secco della mano spazzo dal banco un paio di mosche precipitate presso la bottiglia, le zampette che si contorcono nell’aria. afferro la grappa con stretta virile e riempio il bicchierino.
l’uomo mi osserva.
poso le labbra sullo spesso bordo di vetro e le sento sfaldarsi come vecchio intonaco. il primo sorso raschia la lingua, il secondo scortica il palato, il terzo scrosta la gola. mentre la colata lavica discende nello stomaco, ho visioni di vecchiette neravvolte che mugolano incomprensibili litanie dense di u e disciolgono mestolate di ‘nduja in damigiane colme di mazzetti e ghirlande di peperoncini intrisi di grappa. sono certo di percepire un lieve retrogusto di soppressata.
ora l’uomo sghignazza senza ritegno. ho le labbra di una cernia, la lingua ridotta ad un mollusco, sudo come se avessi la febbre ma, punto sul vivo, chiedo del tabasco per una generosa correzione. bevo molto lentamente, confidando nel fenomeno fisico dell’evaporazione. terminato il supplizio, lascio i soldi sul bancone senza il coraggio di parlare, temendo un ritorno di fiamma della sigaretta appesa alla bocca dell’oste. l’uomo non dice una parola e continua ad asciugare lo stesso bicchiere. forse ha la mano incastrata e tenta di darsi un contegno.
l’aria della notte gela la mia fronte madida di sudore, che cade al suolo in piccole stille di ghiaccio. mi incammino lentamente verso casa, per strade silenziose e ghiacciate, ascoltando il rombo dei gorghi di sangue dentro le mie vene dilatate come oleodotti.

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apocalypse fowl

verrà l’anticristo a mietere
l’ultimo spaventoso raccolto
roger bacon

ieri ho visto haber e la gerini che si facevano un polpetta e spritz alle 9 del mattino. a pochi passi di distanza ho incrociato un bimbo in passeggino che nella mano sinistra stringeva un pollo – non un galletto, un pollo – di peluche. poi l’elefante rosa ha svoltato l’angolo ed è scomparso.

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